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domenica, 08 novembre 2009

Incontri come scialli

P1110382
E’ vero che l’altro giorno ho scritto che, per me, è novembre il mese più crudele. Però ogni asserzione ha le sue eccezioni, e pure questo mese così grigio e pesante di umidità e tristezza
può offrire piccole oasi luminose, gradevoli, salvifiche. Sprazzi di colore, per esempio, come nella foto che apre il post, e che ho scattato il primo novembre a Ripoli, una frazione montana di San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna. Oppure serate, serate di quelle proprio belle, dentro le quali ti puoi avvolgere, come fossero un morbido, caldo scialle di lana.
Ce ne sono state due, sul mio cammino , la scorsa settimana, di queste serate.
La prima, mercoledì 4 novembre, a Parma, in un piccolo, ma accogliente, circolo culturale che si chiama Materia Off.
Morena Fanti (entrate in questo Link, perché vi troverete un post molto interessante) e Marco Sforza hanno emozionato il pubblico P1110400con una sorta di duetto a voci alterne (oddio, si può dire: duetto a voci alterne?) sul tema delle chat. Poesia lei,  musica e parole trasportate dalla chitarra lui.  Morena l’avevo conosciuta di persona  mesi fa, alla presentazione del suo libro “Orfana di mia figlia” e di quell’incontro ne avevo scritto QUI
Poi l’avevo incontrata di nuovo a Torino e, fra l’altro, in quell’occasione mi aveva presentato un'altra splendida donna che con molto piacere ho rivisto l’altra sera a Parma: Click

Marco Sforza, invece, non lo conoscevo per niente, sì, non ne avevo neppure mai sentito parlare, prima di sapere di questo evento.  E forse anche tanti di voi non lo conoscono. Invece meriterebbe di avere molta più fama di quanto non ne abbia, questo cantautore che  nei suoi testi riesce a unire  ironia a dolcezza, supportati da una bella musica e dalla sua voce particolare, che a me piace molto, forse anche perché mi ha ricordato Fabio Concato, un altro cantautore che amo.
Allora, l’argomento della serata girava intorno alle chat, questa recente modalità di conoscenza, utilizzata da chi, forse, ha paura di conoscere veramente l’altro, e molto più probabilmente, testimonianza che in questi anni che sembrano scorrere a velocità alterata, si è sempre più soli.
Ci si incontra così nel mondo virtuale, dove tutto sembra possibile, e nascono entusiasmi e sentimenti, e esaltazioni.  Fuochi di vivida fiamma che illuminano schermi azzurrati. Fuochi che come repentinamente sono nati, altrettanto repentinamente si spengono, la maggior parte delle volte. E a volte, poi, si spengono solo da una parte, e rimangono dolorosamente accesi nell’altra. Ecco cosa scrive Morena:


sono finiti i giorni del contatto e dell’impazienza
-spinta senza respiro a scoprire l’altro-
finite le ore dei brividi e dei desideri
esauriti i minuti del comporre e dello sfiorare
muto angolo assente del mio essere maga
indovina del tuo umore
artefice del tuo amore.
eri coreografo dei miei movimenti
stilista dei miei desideri
e maestro dei miei capricci.
erano i giorni in cui modellavi il fuoco
e plasmavi i respiri
dirigevi i movimenti a comporre sinfonie
ammassando note in un castello di suoni
a cui davi forma e ritmo.
la nebbia avvolge i tuoi pensieri
e la strada si svolge come gomitolo
dal tuo fianco.


Chiamiamola poesia, chiamiamola prosa poetica, ma credo che Morena abbia ben disegnato una situazione che forse qualcuno di noi può avere vissuto.
Ma non pensate che sia stata una serata un po’ triste, un po’ malinconica. Niente affatto. Morena (ma anche Marco), ha un tal senso dell’ironia e dell’autoironia, che qualsiasi argomento affronti si sveste automaticamente d’angoscia.
Nessun angoscia, infatti, neppure alla fine della serata, quando noi tre (Morena, suo marito Giuliano e io) abbiamo vagato per una Parma notturna, solitaria e sconosciuta, alla ricerca dell’auto che ci doveva riportare a Bologna. Ma dove l'abbiamo parcheggiata? era la domanda. E gira e gira, l’abbiamo trovata. E se non l’avessimo ritrovata sono sicura che Morena avrebbe trovato una soluzione o, per lo meno, non ne avrebbe fatto un dramma.  Come dire: pensare positivo aiuta a vivere. E anche a ritrovare le auto smarrite.



L’altra serata calda come un confortevole scialle ha visto come protagonisti il poeta Alberto Masala  e lo scrittore Marcello Fois
alla libreria-vineria Zammù, a cura della Casa lettrice Malicuvata
Marcello Fois ha presentato infatti Alfabeto di strade (e altre vite)  P1110409
una raccolta di poesie di Alberto Masala edita da Il Maestrale.
Gli incontri con Alberto sono sempre entusiasmanti e arricchenti. Ogni volta mi rinfranco davanti alla sua coerenza, e onestà intellettuale.  Assumersi la responsabilità delle parole, è questo uno dei compiti cui deve attenersi il Poeta, dice Masala. E dice anche: Poesia significa pronunciare parole sacre senza mediazione. E racconta anche una piccola storia, una sorta di parabola, per spiegare cosa debba essere un poeta:
C’è un vecchio che cammina per la strada e canta. Un bambino si mette a seguirlo, e intanto la gente che passa guarda il vecchio, e lo deride: lo deridono tutti, indistintamente. Il bambino continua a seguirlo, in silenzio continua a seguire il vecchio e il suo canto. E un giorno gli chiede: Ma perché continui a cantare, non vedi che tutti ridono di te?  Se non cantassi più, risponde il vecchio, vorrebbe dire che hanno preso anche me.

Da “Alfabeto di strade” libro di cui consiglio la lettura, perché ci sono cose preziosissime, lì dentro, riporto :


Nessuna pace mai
potrà essere cantata in una caserma


schierano i carri armati e sentinelle
a sorvegliare le utopie
che ci hanno sostenuto

cento soldati eretti
ne bloccano l'accesso
in attesa del colpo
da sferrare sui sogni e le passioni
rosse di verità

sono giovani denti le speranze

le sagome su cui prendere la mira



Ecco, dicevo, novembre ogni tanto fa anche bei regali. Spero che ce ne siano ancora. E ve ne farò partecipi.

Intanto, insieme ascoltiamo:
Recuerdos de la Alhambra

postato da: Soriana alle ore 20:30 | link | commenti (8)
categorie: presentazioni, alberto masala, morena fanti, zammù
giovedì, 05 novembre 2009

Non è un albergo a 5 stelle

le-facce-che-non-ci-sono
(Da Repubblica del 5 novembre 2009):
Per conoscere un paese, vai a guardare le sue galere: Bella frase, eh? Lo ripetono in tanti, non ci crede quasi nessuno. Le galere sono inguardabili, per definizione. Vi si compiono pratiche di cui non vogliamo sapere niente, nella realtà. […] La giustizia […] si ferma alle soglie del carcere, […]. Là cessano di essere persone, e perfino di essere diversi fra loro. Non importa che siano innocenti incarcerati in attesa di un giudizio che li scarcererà, assassini di donne, o stranieri non in regola e basta. Sono corpi consegnati come si consegna un umiliato animale alle gabbie di uno zoo. Così si entra, e si lasciano alla matricola i propri effetti personali, un anello, la cintura e i lacci, la fotografia di fronte e di profilo, le impronte dei polpastrelli, e l’anima. I corpi devono essere denudati, perché sia piena la loro spoliazione. Nudi, una flessione, o più, una perquisizione anale, la consegna dei lenzuoli, se non sono finiti, e l’inoltro alla gabbia. […] Quasi 30mila persone all’anno entrano in galera per uscirne nel giro di tre giorni. Sensazionale, no? E per ognuno tutta la liturgia: lasciare l’anello e la cintura e l’anima, e le flessioni. […] In questi giorni una catena di episodi normalmente infami, ma imprevedibilmente documentati, inducono a non voltare la testa. Passerà presto. Si dimenticheranno le frasi meravigliose: Cucchi caduto dalle scale, il colonnello che avverte che una camera di sicurezza non è un albergo a cinque stelle, l’ufficiale che spiega che il massacro va eseguito al piano di sotto se no il negro lo vede, il sindacalista che spiega che tecnicamente massacro vuol dire richiamo verbale. […]
(Adriano Sofri)

Quasi 30mila persone all’anno entrano in galera per uscirne nel giro di tre giorni, scrive Adriano Sofri. Ma non è detto che tutte queste (quasi) 30mila persone escano, come si usa dire, con i loro piedi.

Non è uscito con i suoi piedi Stefano Cucchi,C020001248692_l_w200 di anni 31, il morto di carcere più recente (se tralasciamo i suicidi). Dato che le cronache di questi giorni ne hanno, per fortuna, parlato a lungo, non riporterò qui il suo calvario. Riprendo solamente la lettera di un lettore di Repubblica, il signor Giovanni Conte, pubblicata oggi sul quotidiano: Ho letto a proposito della morte di Stefano Cucchi,  scrive il signor Conte, che i sanitari si difendono adducendo scarsa collaborazione da parte del  paziente; anzi sulle anticipazioni on line di Repubblica leggo “rifiutava tutto”. Al signor Englaro sono stati necessari dieci e più anni per far accettare il rifiuto dell’alimentazione, mentre a Stefano Cucchi è bastato non collaborare.

Federico_AldrovandiE dal carcere non è uscito con i suoi piedi neppure Federico Aldrovandi, che di anni ne aveva 18 da poco compiuti. Anzi, a dir la verità, Federico in carcere non è neppure entrato, perché il massacro è avvenuto ancora prima del suo arresto. I manganelli, i pugni, i calci, l’ammanettamento in una posizione che lo ha fatto soffocare, hanno come ambientazione una strada di Ferrara: è in una strada che questo ragazzo è morto, il 25 settembre del 2005.

Neppure Aldo Bianzino (anni 43, ebanista)aldo-bianzino  è uscito con i suoi piedi, dalla prigione. Forse di lui ci si ricorda meno e riporto perciò i dati salienti della vicenda (che ho rielaborato da http://www.socialpress.it):

E’ la mattina del 12 ottobre 2007 quando quattro poliziotti, una poliziotta ed un finanziere dell’unità cinofila con un mandato di perquisizione, fanno irruzione nel casale di Aldo Bianzino, sulle colline di Pietralunga, un borgo vicino a Città di Castello.   Trovano solo alcune piante di marijuana e 30 euro in contanti. Aldo e la sua compagna Roberta Radici vengono condotti prima al commissariato di Città di Castello, poi alla questura di Perugia ed infine al Carcere di Capanne. A casa, soli, rimangono il figlio Rudra di 14 anni e la mamma di Roberta che ne ha 91.
Il giorno seguente, la visita medica di prassi, attesta che Aldo è in condizioni di salute perfette.
Il 14 ottobre, a due giorni dall’arresto, al momento della battitura il detenuto non risponde. Probabilmente è già morto. Il soccorso prestatogli dal personale sanitario che lo adagiano nel corridoio non dà alcun esito.
Il 16 ottobre l’autopsia rivelerà che il corpo di Aldo presenta lesioni al fegato, alla milza, al cervello e due costole rotte. L’uomo  sarebbe morto a causa di colpi dati con l’intento di uccidere, colpi dati con una tecnica scientifica usata presso alcune corporazioni militari che mirano a distruggere gli organi vitali senza lasciare tracce esterne. Il 22 ottobre  viene aperta un’indagine contro ignoti per omicidio volontario che viene affidata alla polizia, lo stesso corpo che ha arrestato il Bianzino. Nei giorni successivi, in seguito a dichiarazioni di persone informate sui fatti, il PM iscrive sul registro degli indagati un agente di polizia penitenziaria per omissione di soccorso ed omesso servizio: infatti più testimoni dichiarano di aver sentito Aldo chiedere aiuto durante la notte fra sabato e domenica e che l’unica guardia carceraria non è mai intervenuta a prestare soccorso. Questa versione sembra anche essere confermata dai nastri video che non hanno mai mostrato controlli tra le 3:20 e le 6:57.
Si esegue una nuova autopsia  e… miracolo: non ci sono più costole rotte, né milza spappolata… Si parla per la prima volta di un aneurisma come causa della morte.
Il 10 gennaio del 2008  il caso viene archiviato: non c’è stato alcun omicidio. Aldo Bianzino è morto di aneurisma cerebrale.
Per tutte le incongruenze, le omissioni e altri punti oscuri di questo procedimento giudiziario e per i suoi sviluppi vi invito a leggere interamente
questo articolo.

Da un vecchio post di Beppe Grillo ho appreso, l’altro giorno, che il 16 luglio scorso Roberta, la compagna di Aldo, è morta in un ospedale in attesa di un trapianto di fegato. Rudra, il figlio di Aldo e Roberta, è rimasto solo. Anche la vecchia nonna è morta. Ecco cosa ha scritto in quell’occasione Beppe Grillo.
Rudra è rimasto solo:  deve sostenere le spese per il processo penale contro i carcerieri di Aldo e studiare, prepararsi a un futuro. Lancio insieme a Jacopo Fo e al Meetup di Perugia una sottoscrizione per Rudra. Il blog seguirà il processo Bianzino fino alla fine, come ha fatto per i processi Rasman e Aldrovandi. Un filo rosso di vergogna per le istituzioni unisce tra loro queste morti di innocenti.
Non lasciamo solo questo ragazzino. Facciamolo per noi, prima ancora che per lui

Un appello per Rudra Bianzino

Scusate, il post è lunghissimo, non so neppure se siete arrivati alla fine. Ma le cose da dire sarebbero comunque ancora tantissime. Ci sarebbe da dire, per esempio, che non importa chi ci sia al governo, quando succedono queste cose: destra, sinistra, il nefasto risultato non cambia.
Concludo segnalandovi tre recenti articoli che di carceri parlano.

Strage nelle carceri
di Paolo Flores d’Arcais, da "Il Fatto Quotidiano", 3 novembre 2009

Stato di diritto o Stato di polizia
di Luigi De Magistris, da luigidemagistis.it

Così mi hanno pestato
di Francesca Pilla, da "il manifesto", 1 novembre 2009
postato da: Soriana alle ore 18:34 | link | commenti (8)
categorie: cronache infernali
mercoledì, 04 novembre 2009

4 novembre: Festa delle Forze armate

memorialday1007482nm4Prima di iniziare, due importanti segnalazioni:
Questa sera, 4 novembre alle 21, a Parma, Borgo San Silvestro 40
Sconosciuti, una storia di reale virtualità
testi di Morena Fanti e Marco Sforza
musiche di Marco Sforza
con, naturalmente: Morena Fanti e Marco Sforza
Performance, evento, spettacolo, reading ( o come volete chiamarlo), consigliatissimo!


giovedì 5 novembre 2009 dalle 21,30 alle 23,30  presso la Vineria Libreria Caffetteria Zammù, via Saragozza 32/a  di Bologna  la Casa Lettrice Malicuvata presenta, nell’ambito di Dalla A allo Zammù :: alfabeto letterario:
Alberto Masala, Alfabeto di strade (Edizioni Maestrale) - introduce Marcello Fois
reading per voci sole divise tra sardo e italiano.

E anche questo incontro è  consigliatissimo! Tanto è vero che parteciperò (come mera spettatrice) a entrambi.
   
E ora parto con l'argomento del giorno

Forse ci sarà chi riterrà irrispettoso, quasi blasfemo, questo mio post odierno. Ma non è questa, la mia intenzione. Ancora una volta voglio esprimere la mia avversione alla guerra e verso i poteri che alla guerra conducono.

4 novembre: Festa delle Forze armate.
Beh, devo proprio dire che Festa e Forze armate costituiscono, per me, un bell’, o meglio, un brutto ossimoro…
E pensando a tutta la retorica che in questo giorno si spreca e sui giornali, e sugli schermi televisivi, e sulle piazze, mi è venuto in mente di scrivere questi pochi versi. che non sono belli, lo so, ma esprimono il mio pensiero. Questo non significa che io non provi una grande pietà per i soldati morti in tutte le guerre del mondo, dalle più antiche a quelle in corso.  Ma è l’abusato termine eroi, che mi ha fatto scrivere:


Ma quali eroi?

Ma quali eroi?
Eroe è chi la guerra ripudia
a costo della vita
e avvicina il nemico
per tendergli la mano
e chiamarlo fratello
Gli eroi di ieri,
quelli di vecchie guerre,
son stati solo carne da macello
E agli eroi di oggi
non saprei dare un nome
la maggior parte è gente
che parte perchè ha fame.



L’eroe, insomma, è questo, raccontato da Boris Vian.

In piena facoltà
egregio presidente
le scrivo la presente
che spero leggerà

la cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro Lunedì

Ma io non sono qui
egregio presidente
per ammazzar la gente
più o meno come me

io non ce l'ho con lei
sia detto per inciso
ma sento che ho deciso
e che diserterò

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
e i figli che ho allevato
han pianto insieme a me

mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà

Quand'ero in prigionia
qualcuno mi ha rubato
mia moglie, il mio passato
la mia migliore età

domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò

di non partire più
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi

Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo
andate a dare il vostro
se vi divertirà

e dica pure ai suoi
se vengono a cercarmi
che possono spararmi
io armi non ne ho


Vorrei che entraste un attimo anche qui:
Grazie, ragazzi!
scrive Pedjolo: poche severe parole, ma c’è un’immagine, poi,  che parla da sola.


E la verità sulla guerra la esprime  anche Eric Bogle, nel testo della sua canzone
The Green Fields Of France (No Man's Land), di cui riporto una stralcio.


E non posso fare a meno di chiedermi ora, Willie MacBride,
Tutti quelli che giacciono qui sanno perché sono morti?
Ci hai creduto davvero quando ti han detto perché?
Hai creduto davvero che quella sarebbe stata l'ultima guerra?
E la sofferenza, la pena, la gloria e la vergogna,
Uccidere e morire - tutto è stato invano.
Perché, Willie MacBride, tutto quanto è successo di nuovo,
Di nuovo, di nuovo, di nuovo, di nuovo.

Di questa canzone riporto anche la versione che ho trovato in youtube.
Buon ascolto
postato da: Soriana alle ore 00:43 | link | commenti (17)
categorie: calendari, no a tutte le guerre
martedì, 03 novembre 2009

Il poeta è un folle

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Il Poeta è un folle

Il Poeta è un folle
che vede l’invisibile
e lo rende tangibile
dandogli forma e corpo.
La follia del Poeta
costruisce percorsi
con parole di roccia,
gradini per salire
verso una vetta ardita
su cui  piantare,
come una bandiera,
l’essenza universale della vita.


Roberto Vecchioni: Canzone per Alda Merini
postato da: Soriana alle ore 09:45 | link | commenti
categorie: alda merini, la mia scrivania
domenica, 01 novembre 2009

Alda Merini se ne è andata

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Mezz’ora fa stavo rientrando a casa, con Alex e Simona, dopo aver trascorso una piacevolissima giornata in compagnia di parenti cui siamo molto affezionati. La radio trasmetteva musica e tutto era O.K. Poi è iniziato il giornale radio, e per prima cosa hanno dato la notizia della morte di Alda Merini.
Mi si è chiusa la gola. Ho pensato all’ultima volta che l’avevo vista. Ho pensato alla sua vita travagliata. Ho pensato che ogni volta che muore un poeta il mondo perde qualcosa di estremamente prezioso.
Poi ho pensato che un poeta è, comunque, immortale.

La ricordo con due sue due poesie. E dentro me ricordo un caldo mattino mantovano e la sua voce. Lo raccontai così, allora, quel mattino di settembre dello scorso anno.


Emozioni

Alda Merini : incredibile, commovente, divertente, struggente, incoerente, semplicemente: GRANDE! Con i suoi collant smagliati, con la sigaretta sempre accesa, con il suo viso intenso, con lo sguardo a volte di bambina… Parla, dice tanto. Dice: i Poeti son povera gente…Dice: si nasce destinati a scrivere. Dice: difficile è digerire la società che abbiamo. Dice: l’innocenza salva la poesia. Dice: i Poeti hanno grande memoria, ma perdonano. Dice: siamo sull’orlo del fallimento, non c’è bisogno di parole, ma di esempio. Dice: amore (per una donna) è combattere a fianco del proprio uomo. Dice: la vera follia è costruttiva.  Dice: non voglio dirvi dei manicomi. E’ troppo orribile.
Dice…dice tante cose, Alda Merini, molte condivisibili, altre meno, ma c’è un dolore che riaffiora  periodicamente fra tante parole: i figli che le sono stati strappati, la sua angoscia di madre negata.
Recita una poesia di un poeta che non è certo fra i più celebri: Angiolo Silvio Novaro  conosciuto certamente dai miei coetani, perché le sue poesie erano presenti in tutti i libri di lettura delle elementari, ma forse oggi dimenticato. Mi fa molta tenerezza sentire la poetessa più volte candidata al Nobel recitare a memoria quella tenera poesia, che parla di affetti famigliari, di cose semplici…



A tutte le donne

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra


La pace

La pace che sgorga dal cuore
e a volte diventa sangue,
il tuo amore
che a volte mi tocca
e poi diventa tragedia
la morte qui sulle mie spalle,
come un bambino pieno di fame
che chiede luce e cammina.
Far camminare un bimbo è cosa semplice,
tremendo è portare gli uomini
verso la pace,
essi accontentano la morte
per ogni dove,
come fosse una bocca da sfamare.

A pochissime ore dalla morte della grande poetessa la ricordano anche:

Renzo Montagnoli
e
La poesia e lo spirito
postato da: Soriana alle ore 19:54 | link | commenti (22)
categorie: alda merini, in ricordo di

Novembre: il mese più crudele

novembre


Ed eccoci arrivati al mese di novembre. Con gennaio lo considero uno dei mesi più lunghi dell'anno, indipendentemente dal numero dei giorni che lo compongono. E non è per me, a differenza di quanto ha scrittoT.S. Elliot, aprile, il mese più crudele, ma è proprio lui, è novembre, per me. Che ti illude con qualche raggio di sole, ma poi repentinamente si ammanta di nebbia, e un freddo saturo di umidità penetra nelle ossa. Un mese che inganna, insomma.
Però gli dedicherò ugualmente il mio post, magari per rendermelo più propizio.

Prima, però, tre avvisi:

Nel nuovo numero di  Arte Insieme potete leggere una mia nuova poesia.

 Il post Le parole dei libri si è arricchito con i vostri commenti. Vi invito a continuare a collaborare: sta venendo fuori un post interessante, grazie a voi.

Il ciarpame  :e'questo il titolo dell'editoriale di Renzo Montagnoli. ed è facile intuire a che si riferisce.



E ora.... Buon Novembre!


San Martino san martino
di Giosue Carducci


La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale 
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo 
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
sull'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar. 



Proverbi del mese:

Per San Clemente l'inverno mette un dente

Per i Santi, manicotto e guanti

Il mese di bruma dinnanzi mi scalda, e di dietro mi consuma

Oca, castagna e Vino per festeggiare San Martino

Chi vuol far buon vino zappi e poti a San Marino

Per Santa caterina la neve alla collina



E nel bolognese si dice:

Per Santa Catarènna
a ch'al nèiva o ch'al brènna,
o ch'ai è la paciacarènna;
e s'ai è al suladèl al dura fènna a Nadèl


(Per Santa Caterina
o nevica o brina
o c'è la fanghiglia;
se c'è il solicello, dura fino a Natale.)



La musica: un anticipazione di quello che sarà (credo domani) l'argomento del prossimo post.

La ballata del Pinelli

E comunque: buon novembre e buona domenica a tutti
postato da: Soriana alle ore 09:42 | link | commenti
categorie: calendari
giovedì, 29 ottobre 2009

Le parole dei libri (con domandina finale e alcune risposte)

P1110361

Ci sono frasi, immagini, sensazioni espresse attraverso le parole che si trovano nei libri che a volte colpiscono in maniera particolare. Non è detto che debbano esprimere verità profonde, o assunti filosofici. Non devono insomma necessariamente essere  rivelazioni, o epifanie, o frasi da incidere in una sorta di pietra da portarsi sempre appresso. L’importante è che ci si senta dentro, o che ti facciano scattare una piccola scintilla che faccia dire: sì, è proprio così.
Frasi che per qualche lettore sono importanti e per altri no. Diciamo che ognuno, leggendo un romanzo, un racconto, una poesia, ci può trovare le sue, di parole,  indipendentemente dal valore (universale) che esprimono.

A me, l’altra sera, è questa frase, che ha colpito:


Nella sera profumata, volteggiante di insetti, Olivia avvertiva la presenza della casa, dietro di lei, come quella di una persona che stesse in piedi alle sue spalle.

L’ho tratta dal romanzo Un ospite d'onore  di Nadine Gordimer
Non avevo mai letto nulla della Gordimer, e devo dire che questo suo romanzo mi sta piacendo moltissimo, anche se procedo lentamente, perché lo stile della scrittrice sud africana (Premio Nobel per la letteratura 1991), non è scorrevolissimo, ma è comunque eccellente. E il tema trattato, poi, quello di un Paese africano immaginario giunto alla sua indipendenza dal colonialismo, è interessante e affascinante, poiché l’autrice lo affronta da molteplici angolazioni.

Dunque, la frase. Perché mi ha colpito? Perché mi ha riscaldato, perché ho sentito in maniera tangibile quella casa che sta alle spalle di Olivia come un essere protettivo. Perché vi è espresso il mio concetto di casa, proprio nella sua materialità, casa di muri, di stanze, di oggetti. Dalla mia casa (nella mia casa) io mi sento protetta, la sento come un’entità viva, la mia casa. E non importa quanto sia bella o non lo sia affatto, quanti o quanto pochi ricordi vi siano stratificati, se vi abitino molte persone o se, come è in realtà, vi abiti solo io. E’ la mia casa. Punto. E se pure amo molto viaggiare, e a volte amo pensare di non avere radici, so che la mia casa mi aspetta, che aspetta il mio ritorno.
E forse è per questo che viaggiando porto sempre con me qualcosa che me la ricordi e che poi dispongo qua e là nella camera d’albergo. Ci sono due libri per esempio,  e sempre gli stessi, che mi fanno compagnia, nei miei viaggi. Li metto sui vari comodini che trovo sul mio itinerario, e così, mi sembra di essere a casa.
Mentre scrivo questa riflessione il mio pensiero è andato ai migranti. A tutti coloro che sono costretti a lasciarla, la loro casa. E lo lascio dentro di me, il mio pensiero, perché se comincio a scriverne, troppo avrei da dire.

In conclusione vorrei fare a voi una domanda: c’è stata una frase nelle vostre letture che vi ha colpito in maniera particolare? Volete farmene partecipe? Ripeto: non occorre che siano verità rivelate, ma anche piccole cose, come quella che ha colpito me. Dai, non fate i timidi, i riottosi, i recalcitranti e rispondete…

Vi lascio con una canzone dolce e rilassante, fuori tema, ma a me piace.


Dream a little dream of me

Aggiornamento al 30/10

 Da b90c52ec688ec1372421ecfd20450c1d"il piccolo principe" di Antoine de Saint-Exupéry "...non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi."
 http://gemisto.splinder.com/ 



"Per chi suona la campana?" in cui Hemingway cita John Donne:
"E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te"

http://cristinabove.splinder.com/   281cfc15337c792e63c06b5fef6f5267



dai Promessi Sposi di Manzoni : "In tutt'altre faccende affaccendato",  "guardarsi in cagnesco".
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http://isabel49.splinder.com/


I
l finale dell'ultimo racconto"l'occhio di Dio in paradiso" di"L'abitudine di amare" della Lessing "..E quella folla di persone attendeva, come l'altra al di là della piazza, attendeva in eterno, infagottata, silenziosa, paziente sotto la neve, tendendo l'orecchio al silenzio sotto il quale pareva pulsare, nelle viscere della terra, l'eco di pedi in marcia, piedi infilati dentro stivali neri, in marcia"cuoricino
Tinti






Aggiornamento al 31/10

Da " Una vita di poesia" di Borges
"...... E poi conviene credere nella possibilità di creare il proprio avvenire, modificare il proprio avvenire. Questa forse è un'illusione, come un'illusione necessaria è il libero arbitrio. Ma per continuare a vivere dobbiamo credere nel libero arbitrio, dobbiamo fare piani per un futuro certamente incerto, e del quale l' unica cosa che sappiamo è che non potrà somigliare ai nostri sogni. Intanto, facciamo tutto come se fossimo immortali."Stelle071
http://percorsi.blog.kataweb.it/

(Maria Allo)

Da "Le piccole virtù" di Natalia Ginzburg "Per quanto riguarda l'educazione dei figli, penso che si debbano insegnar loro non le piccole virtù, ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l'indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l'astuzia, ma la schiettezza e l'amore alla verità; non la diplomazia, ma l'amore al prossimo e l'abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e di sapere". 165768_FPM6HWZAYK1D4WSYTGKU42KP7654JM_fiore_di_loto_H143134_S
Giovanna Giordani




Aggiornamento al 1' novembre

Lemmy Kilmister (cantante e bassista dei Motorhead):
"Noi non vogliamo danneggiare il vostro udito, vogliamo distruggervi le c9c5ff8bee7fc3ec3323dd27f6950d49orecchie"
http://kickingthecorpse.splinder.com/



Aggiornamento al 3 novembre

Da "Una biblioteca della letteratura universale", dal capitolo"Del leggere e del possedere libri" (1908), di Hermann Hesse
"Chi legge i libri come si stanno ad ascoltare gli amici, vedrà come essi gli sveleranno i loro tesori e diventeranno per lui un intimo possesso. Quello che egli legge non scivolerà via nè andrà perduto, ma al contrario gli rimarrà e gli apparterrà, lo allieterà e lo consolerà come soltanto gli amici sanno fare."
http://imuliniavento.splinder.com/7e4928623a9b9865f1a4c7198d2f5083.jpeg



postato da: Soriana alle ore 22:20 | link | commenti (18)
categorie: domandine, leggeri e pesanti pensieri

E buona navigazione

P1110304Finalmente mi sono ritagliata un po' di tempo da dedicare alla navigazione. Sono andata a trovare diversi blogger fra i miei preferiti e ho notato che molti sono fermi da mesi. Chissà perchè? Forse effetto facebook?
Comunque da oggi riprendo con le mie segnalazioni. Anche se mi chiedo se poi qualcuno cliccherà davvero sui link che vado a elencare. Non so, ho l'impressione che i blog non dico che siano in agonia, questo no, ma che non stiano tanto bene. Io continuerò sempre a preferirli a fb, ma si sa, sono vecchietta, io.

Beh, buona navigazione, comunque.

quarto_stato2ok
I Resistenti
A Rivista anarchica
On line il numero di ottobre.

Comodoro
Il sindaco del Rione Infamità

Georgiamada
Un prete coraggioso

Cristiana Alicata
Ciao, ciao Rutelli

Beppe Iannozzi
E di Rutelli (e Bersani) se ne parla pure qui.


poesietitoloGCari amici Poeti


Renzo Montagnoli
Il tempo

Francesco Melis
E pur devo andare

Giorgio Medda
La luce smorta della sera

Cristina Bove
Ridotto

Glo' D'Alessandro
Bad girl in Rewind

Gaetano Gulisano
L'armadio

Pasquale Esposito (Evento Unico)
La notte viene

Barbaro e Carver
da Margaret Collina



6a00d8341c576e53ef0105369591c8970c-640wi
Scrittori, scritture

Il quaderno di Saramago
ascoltate l’intervista,trasmessa da Fahrenheit qualche giorno fa: il grande scrittore parla anche del nostro Paese.

Flavio Casella (Cosimo Piovasco)
Jack Kerouac

Mirella Giordani
Fuori Porta San Vitale

 Annamaria Tanzella
Linguaggio

Remo Bassini
La (sua) scrivania

Claudio Arzani
C’è ancora la città eterna, nel post di Claudio Arzani.

Cento ottimi motivi per smettere di scrivere (parte prima)
Cento ottimi motivi per smettere di scrivere (parte seconda)
Prima edizione concorso letterario poesia e narrativa
Trovate tutto in Sulromanzo (alias Radames, alias Morgan)

Enrico Gregori
Caspita, quanti bravi autori, in questa antologia fresca di stampa! Andate a vedere da Enrico Gregori e saprete il loro nomi.

Paolo Nori
Un laboratorio di scrittura emigra in montagna (6/7/8 novembre)

Malicuvata casa lettrice:
La nuova stagione letteraria allo Zammù


090505Miscellanea

Currenticalamo
Lontananza

Mente critica
Ma che ne sappiamo della influenza A?

La (nostra) prof
La scuola: giorno per giorno
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categorie: avviso ai naviganti
martedì, 27 ottobre 2009

C'era una volta un blog...

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...ma poi ne venne un altro...

C’era una volta un blog che si chiamava Acme del pensiero, governato da un angelo, un resistente angelo della rete, uno dei miei resistenti preferiti. Ogni giorno l’angelo si aggirava fra i diseredati
che cercano di sopravvivere nella nostra capitale, cercando di rendere più vivibile la loro esistenza, e raccontandoci poi le loro storie. Un angelo instancabile e generoso promotore anche, insieme a un’altra
blogger , ugualmente generosa, di una bellissima iniziativa a favore di Gramos, un bimbo kossovaro,  malato di tirosinemia: grazie al loro appello nacque infatti un libro di fiabe scritte da  blogger, i cui proventi  servirono ad  aiutare la famiglia di Gramos nell’acquisto delle costosissime medicine indispensabili per mantenere in vita il piccolo. Sono certa che molti di voi si ricorderanno molto bene dell’iniziativa, sia per avervi partecipato, sia per aver acquistato  Le fiabe di Gramos .
Morgan Palmas, che è questo il nome del nostro angelo, aveva poi uno sguardo attento e severo su tutto quello che gli (anzi, ci)  stava intorno  intorno, denunciandone, attraverso i suoi lucidi post, tutte le contraddizioni, le banalità, le ingiustizie.
Per questo, quando in luglio dell’anno scorso Morgan decise di chiudere il suo blog, mi dispiacque tantissimo, tanto è vero che non ho mai cancellato il suo link dalla lista dei miei blog preferiti, e a volte ci cliccavo sopra, con la speranza che Morgan ci avesse ripensato e fosse tornato a far parte della mia schiera di resistenti della rete.  Ma niente, l’angelo non tornava.


Poi la primavera scorsa è nato un blog: Sul romanzo che da subito mi è sembrato molto interessante per i suoi contenuti di carattere letterario. Tutti i post erano (e sono ancora)  firmati con il nome di Radames, e dell’identità di questo nuovo blogger non è che si sapesse molto. Se non che, leggendolo,  si poteva intuire quanto fosse una persona preparata, dotata di onestà intellettuale, gentile e generosa.  Sin dall’inizio Radames ha pubblicato interviste ad autori, recensioni, considerazioni sul mondo dei libri. Fino ad arrivare, mi sembra a fine primavera, a una iniziativa eccellente: Scrivere un romanzo in 100 giorni.  Per far capire di cosa si tratti ai pochi che non la conoscano ecco il link a una bella, esplicativa intervista che Morena Fanti ha fatto in settembre a Radames: Un professore, cento lezioni

E alcuni giorni fa… uauh! Due notizie bellissime!!!  Prima lo svelamento e poi la sorpresa.
Lo svelamento: Radames altri non è che Morgan, Morgan Palmas!!!

La sorpresa: Scrivere un romanzo in 100 giorni è diventato un libro!!!

Che Morgan scrivesse bene già era emerso dal suo vecchio blog, così come era evidente il suo amore per la letteratura. Fra l’altro Morgan era stato anche ospite del mio blog, regalandomi questo suo bel testo:  Sensazioni vicentine .
Ma mai avrei supposto che dietro Radames si nascondesse uno dei miei resistenti preferiti.

E poi il libro, che diventa ancor più prezioso, per me, che a causa di varie vicende non ho potuto seguire con costanza le lezioni di Morgan. Averle tutte racchiuse in un volumetto mi è davvero utile, infatti l’ho già ordinato.
E se anche voi volete seguire il mio esempio potete già da ora (ma il libro sarà comunque nelle librerie dal prossimo mese) entrare nel sito dell’editore:
Marco Valerio  e comprarlo

Insomma, sono proprio contenta di questi ultimi eventi  e non mi rimane che augurare un caloroso in bocca al lupo a Morgan/Radames. 

Mi sembra che ci stia bene, a conclusione, una musichetta allegra, così, per festeggiare.

That happy feeling
postato da: Soriana alle ore 14:51 | link | commenti (10)
categorie: ora o fra poco in libreria
lunedì, 26 ottobre 2009

Flavio Soriga: un premio meritatissimo

P1080160(Flavio Soriga al Festival letteratura 2008)


C’è un piccolo paese, vicino a Cagliari, il cui nome ricorda quello di uno degli stati Usa che sta nella zona delle Montagne Rocciose: Uta, si chiama. E forse la maggior parte degli italiani non lo ha mai sentito nominare. Ma a  Uta (quello senza acca finale, quello dell’isola nostra), nell’estate 1975, è accaduto in fatto straordinario: è nato un bimbo. Quanti ne saranno nati, direte voi, a Uta e dintorni, nell’estate 1975….  Beh, certo, almeno una decina, se non di più, rispondo io. Ma quel bambino lì, quello nato a Uta nell’estate 1975 dall’amore di Raffaela e Elio,  sotto il segno del Leone (come il mio, il suo segno zodiacale)  è un bimbo speciale: si chiama  Flavio Soriga  e, un po’ di anni dopo, diventerà uno dei miei scrittori preferiti.
E ieri, io,  ho avuto una grande soddisfazione, perché Flavio ha vinto il Premio Chiara ! Battendo di gran lunga Giorgio Faletti, conquistando la giuria, aggiungendosi ai nomi importanti nell’albo dei vincitori delle passate edizioni del premio, Gianni Celati, per citarne alcuni, e Marco Lodoli, e Roberto Piumini e Andrea Vitali. A proposito: traggo questi nomi da Wikipedia
dove ho riscontrato un errore… imperdonabile: per il 2009 dà per vincitore Giorgio Faletti… C’è qualcuno fra voi che è più esperto di quanto lo sia io e può andare a correggere l’errore madornale? 
Allora, tornando al nostro Flavio: il libro che gli ha fatto meritare il premio è L'amore a Londra e in altri luoghi    una raccolta di racconti edita da Bompiani. L'ho letto non appena è uscito in libreria, perché non mi lascio mai sfuggire nulla di quanto Flavio ha scritto e pubblicato da quando l’ho conosciuto come scrittore attraverso la lettura di Lella Costa di un brano del suo primo romanzo Nero Pioggia  durante la manifestazione Ad alta voce di alcuni anni fa, qui a Bologna. Mi incantò, quel brano, e da allora è nato il mio amore per questo giovane scrittore che poi ho avuto la fortuna di conoscere personalmente e di conoscere pure la sua straordinaria famiglia: Raffaela e Elio, già citati, e la sorella Paola, anche lei con la febbre della scrittura, e anche lei molto brava, ve lo assicuro.
In verità non so quale libro di Flavio io abbia apprezzato maggiormente. Considero ogni sua pubblicazione un piccolo gioiello e quindi non ve ne consiglio una in particolare, ma vi invito a leggerle tutte, come ho fatto, e continuerò a fare, io.
Conoscete il mio imbarazzo quando devo fare una recensione: mi sembra di non riuscire mai a trovare le parole. Mi limiterò a proporvi l’incipit del racconto “Aprile” che apre la raccolta del libro premiato.  E sono certa che pure voi sentirete una sorta di ritmo, di musica, che affratella  la prosa di Flavio Soriga alla poesia. Una particolarità che ho ravvisato in altri autori sardi, ma che in Flavio emerge in maniera eccellente.P1110352


D’aprile soprattutto era bello, l’isolotto nostro, e sulle bici andavamo tutto il giorno e non c’era strada che corressimo veloci, e le campagne verdi di pioggia ancora umide, usciti da scuola erano gare e scoperte, giochi e corse fino a sera, ora di cena, “Tutti a casa, diavoli che siete!” gridavano allora le mamme infuriatissime, sempre imbronciate anche se eravamo stati bravi, senza stragi di vetri di finestre o spedizioni lontano da farle disperare tutte nel quartiere.

Siamo cresciuti per strada, respirando il porto, il baccano dei barconi passeggeri, l’odore dei pesci del mercato, guardando i tonni appesi ai ganci enormi, inseguendo le moto dei turisti, aspettando che arrivassero i parenti per l’estate, gridando scherzi ai vecchi solitari, rubando sigarette a nonni e zii; siamo cresciuti come selvaggi di buona educazione, come avventurieri di un mondo senza fine, un isolotto che piano piano ci è sembrato piccolo, insopportabilmente isola; ma certe primavere è stato un parco giochi, una pista da correre e un campo di battaglia, intrepidi e mai stanchi esploratori.

(da: L'amore a Londra e in altri luoghi di Flavio Soriga, Bompiani 2009  -Pagg. 9/10-)

Ecco, io non dico altro. Se non che sono contenta, contentissima, di questo  premio. Una volta tanto, qualsiasi cosa si pensi dei premi letterari, meritatissimo.
Ah, sapete, quando uscì il mio libro pure io partecipai a questo premio. Inutilmente, è ovvio. Giustamente, è logico

Flavio Soriga parla dell'amore
(Che qui è tutto serio, ma quando si scatena, Flavio è grande!)

postato da: Soriana alle ore 12:15 | link | commenti (6)
categorie: flavio soriga